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1. Un fatto eclatante successo qualche tempo fà...2. Analisi3. Stato e Andamento4. Problematiche... categoria 15. Problematiche... categoria 26. Il Paradosso7. Problematiche... categoria 38. Soluzioni9. Interventi10.Chiusura

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Un fatto eclatante è successo qualche tempo fà…

Un’azienda aveva acquistato una macchina a controllo numerico, attrezzatura molto sofisticata e dal costo molto elevato (spesso ben oltre i € 250.000,00), quando improvvisamente, questa si ferma.
L’azienda pensa bene di contattare il servizio assistenza della casa produttrice del bene (azienda milanese), ma si sente rispondere, che quella macchina, non era mai stata venduta da loro.
Dopo diatribe legali, che hanno sicuramente danneggiato ulteriormente entrambi, si è accertato, che il prodotto di bassa qualità rispetto agli standard tecnologici, utilizzati dall’azienda alla quale era stato “imputato” il danno, era stato realizzato, in Cina e risultava essere una contraffazione, almeno esternamente, quasi perfetta.

Analisi

Da molti anni, nonostante il susseguirsi di governi, che si ponevano come priorità, la soluzione dei problemi relativi alla protezione dei marchi e dei prodotti, mai nulla è stato fatto, se non tentativi futili ed inutili, spesso finalizzati allo sperpero compiacente e questo ha contribuito, non poco, alla crisi che oggi attraversa il nostro paese attraverso il danno economico rilevante provocato alle nostre imprese.

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Made in Italy è un marchio commerciale, che indica, che un prodotto è completamente progettato, fabbricato e confezionato in Italia.
Secondo uno studio di mercato, realizzato dall’azienda KPMG, Made in Italy è il terzo marchio al mondo per notorietà dopo Coca Cola e Visa.
Se per  Coca Cola e Visa, però, non esiste falsificazione, per il nostro, Made in Italy, invece, questo problema, si presenta di estrema gravità.

Su Google, nel 2013, sono cresciute del 12% le ricerche legate a prodotti del Made in Italy .

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La moda è la categoria più cercata, turismo e agroalimentare quelle che segnano la crescita più significativa.
Con l’intento di rivalorizzare la nostra cultura, l’arte, la cucina e l’artigianato, in una parola, l’italian style, è nato il progetto “Made in Italy: eccellenze in digitale”: Google, col suo Cultural Institute, ha creato, in partnership col ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e a Unioncamere, il progetto Made in Italy, una vetrina sul web, che vuole avvicinare le imprese italiane alla rete e al suo grande potenziale economico e di export.
Attraverso un centinaio di percorsi e mostre digitali, fatte di racconti in italiano e in inglese, immagini, video e documenti storici, gli utenti di tutto il mondo potranno scoprire le eccellenze del sistema agroalimentare e dell’artigianato italiano, la loro storia e il loro legame con il territorio. Dai prodotti più famosi, quali Parmigiano Reggiano o Grana Padano, Prosciutto di San Daniele o di Parma, o ancora il vetro di Murano, fino a eccellenze meno note quali per esempio la fisarmonica di Vercelli, il merletto di Ascoli Piceno o la carota novella di Ispica.

Le problematiche relative ai prodotti ed i marchi contraffatti si possono racchiudere, non semplicisticamente, in tre distinte categorie.

La prima, certo più evidente e conosciuta e che definirei enfatizzatrice, non provoca alcun tipo di danno, anzi, paradossalmente, il tentativo, spesso male riuscito, di imitazione, cela e genera un desiderio di possesso dell’originale.
Questi si rivolgono ad una fascia di mercato in cui il compratore è consapevole di acquistare un prodotto non originale, in quanto tali articoli, spesso non sono neanche vere imitazioni, ma si fregiano solo del marchio, rendendo palese l’evidenza. Addirittura, in alcuni casi, tali articoli, recano marchi difformi anche se palesemente imitatori, come ad esempio ARMANI – ARMENI.

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Il comportamento degli acquirenti, di questo tipo di merci, molto più economiche, che difficilmente potrebbero acquistare prodotti di marca, indica, in modo contraddittorio, un desiderio verso il marchio ed il prodotto originale, che si traduce in una probabile futura acquisizione, qualora se ne crei l’opportunità, oltre a generare una sicura, efficiente, penetrante, ed economica, pubblicità.
Credo pertanto, che questa particolare categoria, abbia addirittura un impatto positivo sul panorama generale della contraffazione, difficilmente surrogabile.

Alla seconda, che potremmo denominare dei millantatori, appartengono quelli, che come i primi hanno un nome simile agli originali o addirittura, in taluni casi, nomenclatura identica, ma tale somiglianza è utilizzata nell’intento di frodare il consumatore. Essi si basano su di una scarsa conoscenza dei prodotti italiani e sul desiderio dell’acquirente di utilizzarli.
Tra i tanti, il settore più colpito da questa forma di contraffazione, è sicuramente quello enogastronomico, anche se gli altri settori, non ne sono certo esenti.
In genere, questa particolare pratica fraudolenta, è perpetrata, quasi esclusivamente, da altri paesi, o meglio da aziende aventi sede in altre nazioni, nel maldestro tentativo di approfittare della notorietà del Made in Italy, al quale però, causa un danno elevato, per la scarsa qualità delle imitazioni proposte e la disinformazione da questi generata.
L’offerta globale di questo mercato parallelo e mistificatore, è rivolta a coloro, che affascinati dal globale desiderio di italianità, del vivere italiano, di bere e mangiare italiano, di vestire italiano, pur non possedendo alcuna conoscenza delle nostre tipicità, della nostra, ammirata ed invidiata, arte culinaria, scelgono di preferire i prodotti della nostra penisola.
Essa consiste in derrate, che nulla hanno a che vedere con quelle comunemente utilizzate nella cucina tradizionale della nostra penisola, ma alle quali però, viene attribuito un nome simile al prodotto che intende imitare, in modo da confondere l’acquirente, anche approfittando, di errori di traduzione linguistica.
Quasi sempre, le confezioni, di tali alimenti, dei quali, talvolta, non si conosce neanche il reale livello di sicurezza alimentare, inneggiano slogan regionali o usano loghi identitari italiani, come il tricolore, creando un sillogismo con l’Italia e con le  sue specificità nazionali.

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In pratica, forse paradossalmente, si potrebbe affermare, che l’Italia provvede, con la sua cultura e la sua storia, al mantenimento di molte altre nazioni.

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Un esempio pratico di quanto appena asserito, è il Parmesan cheese, prodotto da kraft

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e molti altri,

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quale imitazione del più blasonato Parmigiano Reggiano,

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notoriamente riconosciuto quale Re dei formaggi, e che forse, insieme alla mozzarella,

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è il più conosciuto al mondo.

Eppure la denominazione del primo, a differenza della mozzarella, il cui nome indica una modalità produttiva, racchiude in se il luogo di produzione, localizzabile tra Parma e Reggio, una provenienza ovvia per noi, ma non certo per uno straniero, che forse non è a conoscenza, neppure dell’esistenza, di queste due grandi città.

Il numero di questo particolare genere di sofisticazioni è smisurato, così come è incalcolabile, il danno che essi provocano alla nostra economia ed è uno scandalo, che l’esposizione e la vendita, di tali adulterazioni, siano consentite ed autorizzate, in mostre e fiere internazionali.
Non tratteremo in quest’ambito, pur riservandomi di farlo successivamente, l’altresì dannoso problema dell’appropriazione indebita, di tipicità regionali del nostro territorio, perpetrata da alcune regioni a danno di altre, come ad esempio le mozzarelle fatte in trentino, o bresaole prodotte al sud, alimenti similari solo nel nome, che nulla hanno a che vedere in quanto a sapore, con l’originale.

Alla terza, appartiene invece, quella che facilmente si può definire con il termine plagio, in quanto, i contraffattori, provano a riprodurre, con copie, più o meno fedeli, prodotti originali e marchi registrati, nell’intento di surrogare i manufatti autentici, truffando i consumatori inconsapevoli della sostituzione.

Per le modalità di diffusione, di questi particolari manufatti, andrebbe rivolta particolare attenzione, alla complicità di distributori e di esercizi commerciali compiacenti, che in taluni casi, mescolando, anche in modo consapevole, prodotti originali, con quelli falsi, realizza un utile aggiuntivo, sicuramente più interessante di quello conseguibile legalmente, nel rispetto delle regole.
Attraverso la lettura di statistiche, in genere si è spesso portati, erroneamente, a pensare al solo mero danno economico dovuto alla perdita nelle vendite, ma c’è da considerare un danno ancora più grave, causato all’immagine, dovuto dalla bassa qualità del prodotto realizzato e messo in circolazione dai contraffattori, che non soddisferà le aspettative, chi lo ha scelto ed acquistato, preferendolo ad altri, facendolo escludere dai propri acquisti successivi.
Inoltre, la perdita di fiducia, dell’inconsapevole ed incolpevole acquirente, con ogni probabilità, si rivarrà anche verso gli altri prodotti creati, da quell’azienda, o addirittura, nel caso del Made in Italy, da quel paese, ritenendo che prodotti con tale provenienza, siano sopravvalutati, inficiando pertanto, qualunque futuro sforzo di recupero.
Questo immediato e tangibile danneggiamento, avrà ulteriori gravi ripercussioni, anche in campo sociale nazionale, in termini di mancata contribuzione e perdita occupazionale, per l’intero, nostro paese.

contraffazione - 22 ottobre 2012

E’ necessario quindi e di fondamentale importanza, correre ai ripari, prima possibile, nel tentativo di arginare, fino ad eliminare, questa indebita appropriazione, perpetrata continuamente, verso la nostra cultura e verso la nostra economia.
Dal momento che, controlli a campione si sono dimostrati, così come molte altre iniziative, azioni del tutto inefficaci, ed addirittura, per ovvi motivi, impraticabili all’estero, nasce l’esigenza, dello studio di una nuova strategia, più efficace, che offra al compratore, anche grazie al diffuso uso delle nuove tecnologie, la possibilità di interagire, di diventare parte integrante di un sistema che si erge in sua difesa ed a protezione dei consumatori in genere e che gli offra, con semplici gesti, la possibilità di tutela e di rivalsa.
Appare evidente, in prima analisi, vista la differenza delle problematiche, che l’azione deve essere diversificata.
Si potrebbe partire da ciò che definirei un assioma, e cioè che al mondo non esiste individuo raggirato che non provi rabbia e che non voglia giustizia.
Se a quest’individuo si offrisse la possibilità istantanea di verifica di un prodotto, con i propri mezzi, da ogni luogo, questi, senza dubbio, mostrerebbe la sua soddisfazione in caso di accertamento positivo di genuinità, così come offrirebbe la sua piena disponibilità, nel fornire informazioni che possano in qualche modo punire coloro che lo hanno defraudato, abusando della sua fiducia.
D’altro canto, appare ovvio, che un consumatore informato, farebbe certo scelte diverse, e quindi il primo passo da fare, è in direzione di una corretta, semplice ed aggiornata informazione, che insieme all’offerta diretta di prodotti, attraverso un canale prediletto, univoco e garantito, indirizzi verso il vero Made in Italy.

E’ evidente che per la prima categoria, quella degli enfatizzatori, non è necessario alcun intervento, anzi, forse sarebbe il caso di darle spazio, esagerandola volutamente, forse anche trattandola in maniera divertente, addirittura, in qualche caso, irridendone le peculiarità, col fine di esercitare una pressione mediatica, ed un più forte desiderio verso l’articolo imitato.

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Per seconda categoria, quella denominata dei millantatori, invece, il problema è da affrontare radicalmente, con la creazione e l’aggiornamento costante, di un portale informativo multilinguaggio, in cui sarà possibile  conoscere le tradizioni, la cultura, i prodotti, le aziende e tutto quanto fa Italia, con link dedicati ai produttori, i quali sarebbe opportuno ed auspicabile, offrissero la possibilità di acquisizione diretta dei prodotti e dei manufatti, della quale, eventualmente, ci si potrebbe anche «fare carico», nel caso in cui, non ci fosse la volontà o la possibilità di farlo.
Per facilitare la diffusione ed assicurare una risonanza mondiale all’iniziativa, tutto dovrebbe essere accompagnato da una azione mediatica ben congeniata, nella quale, sarebbe opportuno fossero coinvolti, il governo e le camere di commercio italiane presenti nel mondo, che sia premiante, e fidelizzante, con incentivi che possano coadiuvarne l’espansione.
La creazione di tale portale, costantemente aggiornato, svilupperebbe inoltre, un desiderio di appartenenza, un’orgoglio identitario, nelle aziende presenti su nostro territorio, che le spingerebbe a partecipare, nel timore di essere escluse.
In questo contesto, si può inserire la terza categoria, quella del plagio.
L’unico modo concreto, per offrire simbioticamente, ai produttori ed ai compratori, una reale protezione verso questo tipo di contraffazione, è quello di creare, un metodo, agevolmente fruibile, di controllo immediato di provenienza e di originalità, per ogni prodotto.
Sarebbe opportuna quindi, la creazione un’area dedicata a questa funzione, raggiungibile dal suddetto portale, nella quale sia possibile eseguire, nel modo più semplice, un immediato controllo di originalità oltre ad un approvvigionamento diretto.
Tale sistema dovrà inoltre, essere reso disponibile, anche su telefonini e tablet, attraverso App specifiche ed appositamente studiate, ed offrire la possibilità, di ottenere certificazione di autenticità che includa anche peculiarità di particolari specifiche, dell’oggetto in questione.

La risoluzione dei problemi,
dipende sempre dal modo in cui essi vengono interpretati,
una erronea comprensione,
mai addiverrà,
a soluzione alcuna.

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